Cos’è la terapia immaginativa in psicologia? La tecnica ITP spiegata ai non addetti ai lavori.

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La terapia immaginativa in psicologia

La terapia immaginativa: Cosa è ed un esempio pratico

La tecnica ITP: Sogno e son desto

Spiegare cos'è la terapia immaginativa ITP

La terapia immaginativa spiegata ai non addetti ai lavori.

Questo articolo prende le mosse da una domanda che una cara amica, un’insegnante molto sensibile e curiosa, mi rivolse qualche tempo fa: “Ma come si fa a sognare se non si dorme?“

Carissima, le risposi, mi rendo conto di come l’universo comunicativo degli specialisti sia a volte incomprensibile ai non addetti ai lavori, anche se sono, come te, persone intelligenti e curiose.

Cosa può esservi di meglio, per iniziarti al misterioso mondo dei sogni vigili che farti leggere un frammento di una seduta di terapia immaginativa?

Riporto, pertanto anche a voi, a scopo esemplificativo, alcune parti di un’ Imagerie , così Francis Galton (1883) definì la visualizzazione di immagini mentali o i sogni vigili.

Siamo in una fase avanzata della terapia di una cliente che chiameremo Ariel per proteggerne la privacy, al tempo una giovane ragazza, una musicista desiderosa di consolidare la fiducia in se stessa e nelle sue potenzialità artistiche.

Ella aveva una solida struttura di personalità e il ricorso alla terapia era dovuto al periodo particolarmente stressante a livello lavorativo e a una certa curiosità nell’esplorazione delle sue capacità immaginative a fini anche professionali (alcune parti riferite a dati sensibili sono state volutamente omesse o lievemente alterate, il contenuto è riportato con il consenso della cliente).

Premetto che è stato scientificamente dimostrato che “il nostro cervello non fa nessuna differenza tra un’esperienza reale e una fortemente e vividamente immaginata” (Maxwell Maltz).

Ed è in base a questo principio che i sogni lucidi agiscono in senso terapeutico.

Per primo fu Ribot (1908) a portare l’accento sulla relazione tra immagini mentali, stati emotivi e spinte all’azione.

Ne trasse due assunti fondamentali:

1) “ogni immagine ha in sé un impulso motore” 

2) “l’immagine mentale tende a suscitare emozioni e condizioni fisiche ad essa corrispondenti”.

Esempio di terapia immaginativa; propongo l’imagerie: “respiro e musica”

“Terapia immaginativa del sogno guidato”

Durante l’esperienza Ariel proverà sensazioni di serenità, energia, ma anche di libertà nel librarsi in aria, nel diventare vento.

Questa esperienza, essendo il cervello plastico, consoliderà il suo senso di autoefficacia, di potere personale e di sicurezza. Dopo la consueta messa in condizione, cioè il rilassamento effettuato con la tecnica digitale di R. Frétigny e A. Virel, modificata da L. Rigo, inizia la seduta.

Ariel ha già una certa dimestichezza nell’”entrare” in quello che L. Rigo ha definito I.C.I., l’Io Corporeo Immaginario, una proiezione a livello immaginativo del corpo della paziente, attraverso il quale nell’imagerie fa esperienza.

È da notare che l’ imagerie è dialogata, cioè c’è un continuo e partecipato  feedback tra cliente e terapeuta.

T . La invito ad immaginare di sedersi in una poltrona comoda di casa sua, ben appoggiata e sorretta dallo schienale, e di ascoltare una musica dolce che le piace. Non si deve preoccupare di niente. …
Sì, sono seduta comodamente in una poltrona del mio salotto, in casa non c’è nessuno, c’è silenzio e sto ascoltando Mozart.

Passi una mano sul tessuto della poltrona, com’è? (attivazione delle immagini tattili e visive)
É un tessuto verde di un velluto arabescato, è morbido.

Lei come si sente?
Bene, sono tranquilla, è un momento di relax.

Lasci che le note entrino in lei, e che le onde della musica si accordino alle onde del respiro, al flusso del­la sua respirazione (attivazione delle immagini auditive).
Immagini di aprirsi sempre più alle onde del respiro e della musica e di lasciarsi trasportare da esse.…
Come si sente?
Mi lascio trasportare e sono serena (sensazioni cenestesiche di benessere).

Assorba questo ritmo che le dà serenità e si apra sempre più alle onde del respiro ed alle vibrazioni. Ad ogni onda può lasciarsi andare un po’ di più, confidando sull’appoggio sicuro della sua poltrona. Ad ogni inspirazione può assorbire consapevol­mente l’energia dei toni musicali, può respirarli, l’inspirazione e l’espirazione confluiscono nel flusso unico dell’energia vitale…

Come si sente? Respira bene?
Sì, ogni volta che inspiro sento il mio corpo che si riempie di nuova energia vitale ed ogni volta che espiro esce l’aria e tutto ciò che mi preoccupa.

Bene, lasci andare col respiro l’aria già respirata, insieme ai pensieri e alle preoccupazioni, delicatamente, automaticamente. Senta che si può liberare di tutto ciò che è superfluo, di tutto ciò che ormai non può più utilizzare, attraverso il continuo flusso del respiro che è la base della vita stessa…

Cosa prova?
Mi sento più leggera, liberata.

Approfondisca questa sensazione di leggerezza, di libertà. E, nel contempo, senta che l’aria attraversa il tuo corpo. Immagini che entri nei suoi polmoni; il suo torace ad ogni respiro si sol­leva e si abbassa alternativamente. Con l’aria entra anche energia nei suoi polmoni e da qui passa nel sangue, che a sua volta irrora tutti gli organi, fino all’ultima cellula del corpo, con una fresca energia vitale…
Sento che la mia cassa toracica si allarga e sento l’energia in ogni cellula del mio corpo.

Che benefici quindi assume la tecnica della terapia immaginativa (ITP)?

La cliente è invitata ad approfondire le sensazioni, a sentire il legame con l’elemento vitale dell’aria, a sentire che essa entra attraverso le narici e arriva ai polmoni, portando energia ad ogni fibra del corpo, ad ogni cellula, a sentire anche l’espirazione, l’anidride carbonica che esce assieme ai cattivi pensieri, alle preoccupazioni restituendole leggerezza.

Sente che l’aria le fa bene, la fa vivere, le dà slancio. Si sofferma a percepire il profondo legame che unisce il regno aereo, con il continuo flusso del suo respiro, con i pensieri e le onde musicali.

Avverte come l’aria entra e poi esce e che, solo se la lascia andare, poi potrà aprirsi di nuovo ed avere nuova energia.

L’imagerie continua e la nostra Ariel ha la sensazione di diventare aria, di sentirsi leggera, di assumere qualsiasi forma desidera, l’aria la pervade. E’ invitata a vivere intensamente questa leggerezza e questa libertà, fino a fluttuare, e a librarsi nel cielo.

Diventerà, prima un venticello lieve e, a poco a poco, acquistando potenza, un vento forte, che continua a crescere. Continua ad assorbire ener­gia dall’elemento aereo, si sente molto forte e vola libera nel cielo.

É invitata a percepire il suo potere personale, a sentire che può decidere di soffiare con grande forza o con grande leggerezza, a sentire che il suo soffio va e viene, si alza e si abbassa in un eterno ritmo, in un’eterna sinfonia di cui può sentire le note.

La sua mente si fa più sgombra, più li­bera e leggera, può dare spazio a nuovi pensieri, a nuove idee, a nuove emozioni.

Viene invitata ad approfondire queste sensazioni ed infine  a percepire che il suo corpo prende la consueta forma solida, diventa materiale, senza tuttavia dimenticare le esperienze fat­te nel mondo aereo.

Viene invitata a ritornare seduta sulla poltrona verde del suo salotto, con la musica di Mozart di sottofondo, perfettamente in possesso del suo corpo, a percepire chiaramente gli appoggi sulla poltrona su cui è iniziato questo suo viaggio e ad avviare lentamente gli esercizi di ripresa dal rilassamento.

Alla fine riferisce di sentirsi serena e consapevole del suo potere personale.

In questa seduta il respiro e l’elemento aria hanno avuto un ruolo importante nell’aver fatto sperimentare ad Ariel un rilassamento profondo, sensazioni gratificanti e riparative e un sentimento di padronanza di sé e di libertà.

Il simbolismo dell’aria è un simbolismo molto versatile, che può essere utilizzato con modalità e finalità molto diverse.

É evidente la vicinanza del pensiero per immagini con processi inconsci, è ormai cosa risaputa come il simbolo sia la maniera più consona che abbiamo per avvicinarci ai misteri della psiche o alle realtà spirituali; esso non riproduce la realtà che esprime, ma, attraverso il processo analogico, la rende accessibile, non al pensiero discorsivo, ma all’intuizione.

Nelle prime imagerie ristrutturanti come il prato, la spiaggia, il ruscello e così via, avviene che il paziente possa proiettare sullo scenario un cielo nuvoloso e minaccioso, e allora il terapeuta può intervenire facendo agire l’elemento aria, elemento di trasformazione e di elevazione, sotto la forma di un vento che spazza le nuvole. Nella fase conflittuale, invece, il vento può spazzare via le ceneri dopo il rogo di una figura fantasmatica. Altre volte l’aria serve a far sentire i confini del corpo o a dare un senso di padronanza narcisistica e di autoefficacia, come quando il vento ci sfiora il viso, se si percorre una strada in una decapottabile rossa o una stradina di campagna in bicicletta, o, infine, se ci godiamo una bella corsa in motoscafo. L’aria ha questo potere vivificante. Se l’aria è soffocante e ristagna in una stanza, si possono aprire porte e finestre e lasciar passare un vento di vita e di cambiamento.

Non è possibile tradurre un simbolo o interpretarlo compiutamente, senza toglierne l’efficacia.

Il simbolo è un catalizzatore di energie psichiche, un agente creatore di realtà che si proiettano nel futuro, un agente di trasformazione, è un seme che può svilupparsi e crescere.

In psicoterapia si può produrre un cambiamento e una cura del disagio psichico, solo se il terapeuta ha una conoscenza approfondita delle immagini mentali e della simbologia, poiché stretto è il rapporto tra gli stati emotivi, le spinte ad agire e le imagerie.

La finalità degli interventi terapeutici sarà l’attivazione della funzione immaginativa per elaborare creativamente i vissuti e la realtà a livello simbolico.

Poiché la mente umana dipende molto di più dai processi immaginativi che da quelli verbali, tali forze energetiche possono essere impiegate per liberare da carenze e conflitti, favorendo un contatto diretto con i “fantasmi “ che popolano la nostra mente.

Alla fine della cura avverrà l’integrazione armonica della personalità a livello organico, psichico e spirituale.

Cara amica intelligente e curiosa, cari amici, che avete avuto la bontà di leggere questo articolo fino in fondo, spero di avere risposto alla domanda iniziale o, per lo meno, di aver suscitato un qualche interesse per il mondo affascinante e misterioso delle nostre immagini mentali.

Se avete altre domande potete scrivere, vi risponderò volentieri.

La terapia immaginativa è una tecnica efficace e potente, ma anche raffinata e delicata, necessita di competenza ed esperienza, deve perciò essere svolta solo da psicoterapeuti con una formazione specifica.

Libri & bibliografia riguardanti il tema della terapia immaginativa

  • Rigo, L. (1962). La psicoterapia dell’immagine. Minerva medico psicologica, 3 (4).
  • Rigo, L. (1988). Simbolismo e simbologenesi. Lecce: GRAFO 7
  • Fretigny e  Virel (1968). L’Imagerie mentale: Genève: Editions du Mont-Blanc.

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